L’eredità di Damjana Bratuž: una vita per la musica e la memoria del campo di Urbisaglia
L’eredità di Damjana Bratuž: una vita per la musica e la memoria del campo di Urbisaglia

L’eredità di Damjana Bratuž: una vita per la musica e la memoria del campo di Urbisaglia

L’eredità di Damjana Bratuž: una vita per la musica e la memoria del campo di Urbisaglia.
di Giovanna Salvucci

Un anno fa, il 21 maggio 2025, ci lasciava la prof.ssa Damjana Bratuž, illustre musicista e cittadina onoraria di Urbisaglia.

Nata il 31 luglio 1927 a Biglia (Slovenia) – borgo che tra le due guerre fece parte del Regno d’Italia –  Damjana trascorse l’infanzia a Gorizia con la sorella Bogdana e i genitori, Marija e Rudolf, che gestivano un caffè del centro. 

La sua giovinezza fu segnata dalle politiche del regime fascista, che aveva dichiarato illegale l’identità slovena: lingua, canti e persino i nomi vennero messi al bando. Il cognome di famiglia fu forzatamente italianizzato in “Bartossi”

Nel Natale del 1936, la famiglia Bratuž visse un trauma indelebile: la vigilia, il cugino Lojze Bratuž, stimato compositore e direttore di coro, eseguì in chiesa un canto natalizio in lingua slovena. Per questo atto, al termine della messa fu sequestrato da un gruppo di fascisti, selvaggiamente picchiato e costretto a bere olio di ricino miscelato a olio per motori. Lojze morì dopo un mese di agonia nell’ospedale di Gorizia. 

Tra il 1941 e il 1942, il padre di Damjana, Rudolf Bratuž, fu internato nel campo di Urbisaglia. Dal confino inviò alla famiglia oltre 120 lettere, che Damjana ha custodito gelosamente per tutta la vita. 

In un’intervista al Western News (20.09.2011), ricordò come quegli scritti fossero la memoria storica del campo: «Mio padre ne registrava le conversazioni e il quotidiano: descriveva i momenti di svago e lo studio delle lingue. Ha voluto mostrare l’umanità di quel luogo, nonostante l’orrore di quei tempi»

Damjana Bratuž ricordava con commozione anche come il padre, durante gli ultimi anni in Canada, continuasse a trascrivere i nomi dei suoi compagni di internamento. «Quarantadue nomi che ho trovato trascritti su numerosi fogli e quaderni, con penne di vari colori, in una scrittura che diventava sempre più piccola, fino a diventare quasi indecifrabile».

Nella sua biografia, Damjana racconta che alla fine della Seconda Guerra Mondiale suo padre fu nuovamente deportato, questa volta dalle autorità jugoslave, insieme a molti italiani e sloveni della zona: «La redenzione venne per lui nel 1948 quando fu eletto consigliere comunale a Gorizia come ‘indipendente’. Furono quei dodici anni trascorsi quale consigliere comunale e provinciale che gli diedero le tre medaglie di cui era tanto orgoglioso.» (vedi https://damjanabratuz.ca)

La carriera di Damjana fu costellata di successi internazionali. Dopo il diploma al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste (1947), si perfezionò al Mozarteum di Salisburgo e a Parigi. Nel 1958 si trasferì negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio Fulbright. Nel 1967 conseguì il Dottorato in Musica presso l’Università dell’Indiana – prima donna a ottenere tale titolo – per poi iniziare una trentennale carriera accademica alla Western Ontario University

Universalmente considerata un’autorità sull’opera di Béla Bartók, Damjana è stata una pianista, ricercatrice e relatrice d’eccezione. Il Washington Post lodò i suoi programmi, definendoli capaci di “illuminare ed elevare l’ascoltatore” grazie a un gioco pianistico dove “ogni suono è segnato da intensità e fantasia”

Il legame con l’Italia non si spezzò mai. Nel novembre 1998, Damjana Bratuž tenne un affollato concerto all’Abbadia di Fiastra in occasione della mostra filatelico-fotografica sul campo di concentramento di Urbisaglia-Bonservizi. L’esposizione era curata da Roberto Cruciani, autore del libro E vennero 50 anni di libertà in cui un capitolo (pp. 39-50) è interamente dedicato alle lettere di Rudolf Bratuž. 

Successivamente, l’11 luglio 2011, l’Amministrazione Comunale di Urbisaglia le conferì la cittadinanza onoraria di Urbisaglia insieme a sua sorella Bogdana. Il Sindaco Broccolo motivò il gesto come un sincero e fraterno riconoscimento in memoria di suo padre e un doveroso risarcimento per il dolore e le sofferenze che tanti furono costretti a sopportare a causa dell’internamento, proprio o dei propri congiunti, all’Abbadia di Fiastra; sofferenze che la bellezza dei luoghi e la cordialità degli abitanti poterono lenire solo in parte. 

Damjana Bratuž ha trascorso gli ultimi anni a London (Ontario), restando sempre legata alle radici goriziane e alla comunità slovena. Si è spenta il 21 maggio 2025 dopo una breve malattia e oggi riposa presso lo St. Peter’s Cemetery di London. 


Lettera di Rudolf Bratuž alla famiglia

30 aprile 1941

Mia cara moglie, mia brava figlia Damjana!

Ora devi esser contenta, tuo babbo fa il gran signore; sono pensionato nella villa di un principe: abito in uno stanzino piccolo, forse era abitazione della servitù. Siamo in cinque.
Un piccolo finestrino, di notte lo teniamo chiuso perché c’è il pericolo che capiti qualche grosso topo. E’ al secondo piano; il primo tutto occupato da altri signori. Di nazionalità slovena ce ne sono 43 e una sessantina gli ebrei di origine tedesca, tutti colti: ingegneri, dottori, professionisti, gente piena di rispetto.
Il piccolo corridoio ha altre tre stanzette ed un gabinetto con lavandino; andando giù per le scalette di cemento arrivi agli altri tre gabinetti con bagno… e quattro spine d’acqua per lavarsi. Da qui un lungo corridoio con belle stanze, saletta da pranzo e magnifiche sale di entrata. Ci sono diversi dipinti antichi a colori; poi nel sotto portico anche pitture di un giardino.
Il parco è un sogno. Gli uccellini che cantano, gli alberi di diverse qualità di vari profumi, piante, fiori, limoni nei grandi vasi, aranci; sugli alberi nidi di uccelli alla mia altezze e se ne possono vedere gli ovetti.
Attorno il parco un muro di cinta e in giro delle colonnette: è qualcosa di stupendo girare in questo parco. Anche una Chiesa. Nei tempi antichi era un convento. Dalla nostra stanza si vede il cortile della villa, tutto con sotto portici. Vicino al giardino c’è ancora un convento di piccoli frati che pregano tutto il giorno. Nel giardino anche il gioco delle bocce: lo hanno fatto adesso.
Al giorno, tre volte l’appello: il primo alle ore dieci. Fino ad allora chi è poltrone può dormire e se ha un buon amico riceve caffè e latte nel letto; io mi alzo alle sette. Da domani farò ginnastica con Lupinc e con il Dr. Bednarik. Alle otto caffè e latte. A mezzogiorno appello e poi il pranzo. Oggi un leggero minestrone… e patate con olio e aceto.
Per il servizio, e la tavola viene coperta con tovaglioli ogni settimana lavati, pago lire 3,80 alla settimana. Separatamente noi ci facciamo un piccolo miglioramento di formaggio o altra cosa, insieme ad altri otto signori. Questo si combina ogni settimana tra noi.
Una struzzetta di pane e vino a piacere: questo però bisogna pagarlo, così è limitato.
Alle sette e mezzo è cena e alle dieci di sera nuovamente l’appello. Concerto ogni sera nel parco; una fisarmonica ed un violino, poi i cori dei canti sloveni. Ieri anche io suonai il mio valzer e bebè la polka; oggi ho fatto una partita a bocce. Quando siamo nel letto viene un signore tedesco che offre un bicchiere di tè per 20 centesimi. Così anche nel pomeriggio. Ci sono tanti specialisti, così non manca niente.
A lavare si dà fuori: un fazzoletto fanno pagare 10 cent, camicia 70 cent, mutande 40 cent.
Come vedi, Damjana, il babbo è contento, però desidera la casa e lavorarvi per dare riposo alla povera mamma, alla Milena e a voi tutti.
In questo momento è entrato Bednarik nello stanzino e fa lezioni di lingua tedesca e sto ascoltando; sono in dieci che studiano.
Sei guarita Damjana? Ho spedito a Cici per il suo compleanno una piccola fisarmonica: vi raccomando di conservarla bene e non romperla. Il viaggio è andato bene; solamente a Civitanova delle Marche un fermo di due ore. E’ una piccola cittadella; molto più bella è Macerata; solamente le strade strette. Bel monumento a Garibaldi e altro ai Caduti.
Baci a te e sorella Ada